“Amor mi mosse che mi fa parlare”, San Ginesio torna ad essere l’Inferno

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Dopo il grande successo dello spettacolo “Trasumanar… oltre Dante” nei giorni scorsi l’anfiteatro romano di Urbisaglia, con la regia di Fabiana Vivani, il liceo artistico “Cantalamessa” di Macerata con i suoi numerosi allievi-attori e docenti si è subito rimesso all’opera per l’allestimento di una nuova rappresentazione teatrale. Domenica 29 agosto, alle 21, per le vie di San Ginesio, sarà messo in scena “Amor mi mosse che mi fa parlare”. Lo spettacolo è stato pensato dalla docente di lettere Roserita Calistri, e da altri insegnanti, assieme alla regista Fabiana Vivani per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta Dante Alighieri. Subito è stato trovato il perfetto connubio di collaborazione con l’amministrazione comunale e la Pro loco di San Ginesio.
Sarà un evento artistico itinerante tra i luoghi feriti del borgo e gli scorci paesaggistici mozzafiato sui Sibillini, volto a valorizzare i luoghi, la cultura, l’arte del nostro territorio e la cooperazione tra il mondo della scuola e le istituzioni.

Il progetto, alquanto ambizioso, vede la collaborazione di tutte le sezioni del liceo.
Organizzatrice e coordinatrice dell’evento è la professoressa Lucia Indellicati, la parte scenografica è affidata agli allievi della sezione di Architettura ed ambiente, seguiti dal prof Rudy Trapassi e dalla prof Enrica Paduano, per i costumi di scena sono coinvolte le classi terza e quarta della sezione Moda, guidate dalle docenti Simonetta Palmucci e Annamaria Papetti, mentre delle installazioni audiovisive, disseminate lungo tutto il percorso, se ne occupano gli allievi delle classi terze del Multimediale, coordinate dal prof. Marco Bozzi.
Il prof Marco Franchini e il prof. Adriano Sandroni, docenti di discipline plastico scultoree, assieme ai loro allievi hanno realizzato le maschere di cartapesta per le belve e Caronte, mentre il prof. Marco Cingolani, con la classe terza di Metalli, contribuirà, attraverso la produzione di oggetti naturalistici, all’arricchimento della scena della selva oscura.

La particolarità e il valore del Liceo artistico, da evidenziare, è che ogni aspetto della produzione teatrale è realizzato in completa autonomia all’interno dei laboratori di indirizzo, dal mood scenografico alle installazioni, alle animazioni che verranno proiettate all’esterno dei muri, alle riprese per il maxi-schermo.
La drammaturgia, in versi, è nata da un lavoro sinergico tra la regista Fabiana Vivani e le docenti di lettere Paola Consolati e Roserita Calistri. I canti proposti sono tra i più poetici ed interessanti dell’Inferno dantesco, tramite la rappresentazione dei quali lo spettatore sarà catapultato, insieme a Dante, nel viaggio umano all’interno dei dissidi interiori che turbano l’animo.

La selva oscura, con le sue belve e i suoi dannati, disperati tra grida e lamenti e collocati nel parco della Rimembranza, introdurrà il pubblico nell’ambiente infernale, per poi accompagnarlo alla visione di Caronte e degli Ignavi, che s’incontreranno non appena entrati dentro le mura del borgo. Il canto passionale di una giovane artista condurrà il pubblico ad uno dei più bei balconi sui Sibillini, dove quattro coppie di amanti appassionati coinvolgeranno emotivamente il pubblico con le loro storie, fino ad arrivare alla commozione davanti a Paolo e Francesca. Successivamente, nel chiostro di Sant’Agostino, s’incontrerà l’attualissimo personaggio di Ulisse con il suo “folle volo” nella sfida con Dio, alla ricerca della conoscenza. Poi ci sarà, in piazza Alberigo Gentili, l’incontro con Lucifero e tutti i personaggi, per risvegliarci alla dolce melodia della cantante che invoca Dio per innalzare Dante e renderlo libero dal peccato.
Lo spettacolo coinvolge molti allievi, anche studenti e studentesse con disabilità, che sono certamente il valore prezioso di questo progetto.
«È meravigliosa la collaborazione con gli insegnanti di sostegno e gli educatori – dice la regista ed educatrice Fabiana Vivani – Trabocco di felicità per questo percorso intrapreso, per la relazione che ho costruito e sviluppato con gli allievi: tutti, sottolineo tutti, facendo mimesis, scoprono continuamente la loro capacità espressiva, e, al contempo, aiutano il proprio compagno a scoprirla. Il corpo è il luogo dell’incontro della propria esperienza. Il corpo crea poesia e la comunica ad altri corpi. E la poesia è il talento di chi la pratica e di chi la divulga».

articolo tratto da cronachemaceratesi.it

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