L’Inferno al Lauro Rossi di Macerata

Studenti e studentesse del liceo artistico Cantalamessa di Macerata hanno portato al teatro Lauro Rossi lo spettacolo “Amor mi mosse che mi fa parlare”, con la regia di Fabiana Vivani. Non una recita ma una vera e propria rappresentazione teatrale di brani tratti dall’Inferno di Dante Alighieri in cui hanno dimostrato grande talento e dedizione. I giovani attori ed attrici del liceo si erano già cimentati in altre due spettacoli per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta: “Trasumanar- oltre Dante”, dedicata al Paradiso, nella cornice dell’anfiteatro romano di Urbisaglia, e lo stesso “Amor mi mosse che mi fa parlare” in modalità itinerante nel borgo di San Ginesio.

Percorrendo le sale del Lauro Rossi il primo impatto è con i disegni di uno degli studenti che ha elaborato e rappresentato le creature “mostruose” e i peccati capitali dei vari gironi dell’Inferno dantesco.
Sin dai primi minuti dello spettacolo si percepisce che non sarà il “solito” Dante, quello che tutti noi impariamo a memoria o vediamo recitato da grandi nomi.

L’inizio dello spettacolo
Dalle immagini sullo sfondo, girate in un bosco in notturna, emergono a contrasto figure che si agitano nel buio, corna rosse appaiono sulla vela della prua di una nave. In mezzo al palco Dante e Beatrice in silenzio si guardano attorno senza capire cosa fare.
Un urlo straziante squarcia il velo di attesa, poi un altro, e altri ancora. Sono le anime ignave e dannate del terzo cerchio che non hanno altro modo per esprimere la loro angoscia. L’atmosfera inquietante viene interrotta da Dante che inizia a declamare, alla presenza di Beatrice, i noti versi iniziali del primo canto dell’Inferno, l’incontro con le fiere e la tentazione di desistere nell’impresa.

Dante, Virgilio e Beatrice
Entra in scena Virgilio, che lo guiderà tra i gironi infernali fin dalla porta che reca il celeberrimo ammonimento. Dante crede di riconoscere papa Celestino V, che pur non proferendo parola esprime dal volto e dai gesti il suo tormento. Arriva anche Caronte, con le calze rosse e il viso indemoniato, che traghetta i dannati verso le pene eterne dell’Inferno mentre sulla vela appare un occhio, come quello disegnato sulla prua (tutto realizzato nei laboratori scolastici).

Caronte
Imprescindibile il quinto canto, quello dedicato agli amanti morti violentemente per amore. Dante incontra Paolo e Francesca, ma voce viene data anche a Didone, Elena e Paride, Antonio e Cleopatra. Anime tormentate nella morte così come furono in vita, per tradimenti e atti peccaminosi.
Onde e tempesta ci portano all’ottavo cerchio, dove Virgilio introduce a Dante le anime di Diomede e Ulisse, con il quale chiede di poter parlare, così da ascoltare il racconto del folle esploratore dalla dimora di Circe al naufragio in terre australi in vista del monte del Purgatorio.

Quinto cerchio
Di nuovo le urla risuonano nel video proiettato dietro ai protagonisti, girato proprio dal palco, e tutti i personaggi rientrano in scena per il finale. L’itinerario di Dante è giunto a conclusione, si può “uscir a riveder le stelle” con la consapevolezza che l’amore è il meccanismo vitale che muove il mondo.

Davvero bravi tutti gli attori ed attrici che hanno saputo restituire una versione dell’Inferno originale e molto partecipata, l’impegno che hanno messo nella realizzazione di “Amor mi mosse che mi fa parlare” si è percepito in ogni scena. Ogni particolare è stato curato nei minimi dettagli, dai costumi alla scenografia, alla recitazione verbale e non verbale, alla presenza scenica. Originale e intensa anche la presenza di intermezzi cantati e in parte scritti da una studentessa dell’Accademia di teatro musicale, Veronica Morelli , a sottolineare alcuni momenti scenici e a chiudere lo spettacolo come un grande musical.

«È stata un’estate davvero intensa, la scuola è rimasta sempre aperta per portare avanti i due progetti teatrali – ha dichiarato la regista Fabiana Vivani – . Sento la forte necessità di ringraziare questi straordinari studenti e attori per il loro impegno e così anche le due referenti del progetto».

«Quest’anno i ragazzi e le ragazze hanno insegnato tanto a noi docenti, li ringrazio di cuore, vivere con loro questa esperienza è stato favoloso – ha detto una delle referenti, la professoressa Roserita Calistri – . Il laboratorio teatrale ha coinvolto 38 studenti e studentesse tra tutte le classi e nonostante le grandi difficoltà incontrate, e superate, a causa del Covid, tra lezioni in presenza e a distanza, l’entusiasmo non è mai venuto meno».

La regista Fabiana Vivani
«Fabiana ha fatto un lavoro magnifico con i nostri ragazzi e ragazze – ha aggiunto l’altra referente, la professoressa Lucia Indellicati – . Ogni aspetto della produzione teatrale è stato realizzato all’interno del laboratorio della nostra scuola, per cui ringrazio tutti i colleghi che hanno collaborato in particolare Rudy Trapassi per la scenografia, Simonetta Palmucci per i costumi, Marco Bozzi per le videoproiezioni, Marco Cingolani per le installazioni luminose e Marco Franchini per le maschere».

L’intervento del preside
«La regista ha saputo accompagnare i ragazzi in questa avventura in cui hanno esaltato la nostra scuola e ci hanno emozionato – ha affermato il preside del liceo, il professor Claudio Mengoni -. Non solo i 38 che vedete sul palco, ma almeno altri 200 ragazzi e ragazze hanno collaborato alla messa in scena. Ringrazio l’amministrazione comunale che ha creduto in noi».

L’intervento dell’assessora Cassetta
«Vi faccio i complimenti, siete stati davvero bravi – ha detto Katiuscia Cassetta, assessora all’Istruzione e Cultura di Macerata – Traspariva dalle insegnanti la grande passione per il loro lavoro e la grande voglia di sostenervi e mi fa davvero piacere avervi accolto in questo luogo che è di tutti noi. Faccio un grande in bocca al lupo a tutti voi, bravi».

Il discorso finale degli studenti e studentesse
L’ultimo atto spetta ad una delle attrici che, a nome di tutti i ragazzi e le ragazze, ha letto una lunga e commovente lettera di ringraziamento che hanno poi donato alla regista, confermando il legame speciale che si è creato durante la realizzazione del progetto teatrale. «Grazie per aver riposto infinita fiducia in noi, per averci spronati, incoraggiati, acclamati, instaurando legami indissolubili soprattutto tra noi studenti, che mai avremmo pensato di poter creare. Grazie al teatro abbiamo visto più verità e realtà di quanta ce ne possa essere nell’intero universo. Grazie per sempre».

articolo di cronachemaceratesi.it

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